La corte fa luce sulla causa del bug FaceTime, Apple è innocente

Houston Larry Williams II avvocato Apple causa bug FaceTime
A woman uses her Ipad for a Facetime conversation, on January 29, 2019 in Rome. - A newly discovered FaceTime bug lets people hear and even see those they are reaching out to on iPhones using the video calling software, sparking privacy fears. (Photo by Vincenzo PINTO / AFP) (Photo credit should read VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)

Poco tempo fa Apple fu accusata di grave violazione della privacy, per causa di un bug “improvviso” su FaceTime, secondo il quale attivava il microfono del destinatario ancor prima che quest’ultimo rispondesse. Cupertino così, fu costretta ad andare per via legale.

In verità ad appellarsi alla legge è stato l’avvocato e legale di Houston Larry Williams II. La corte americana però, diede ragione ad Apple perché convinta che la società statunitense non fosse a conoscenza del problema. Cerchiamo di fare un riepilogo per capirci meglio.

Larry Williams II accusa Apple per assenza di privacy

Secondo il legale, Apple al di là che fosse stata o meno a conoscenza del problema, sarebbe pur sempre responsabile del bug di FaceTime, che a suo dire avrebbe invaso la privacy di tutti gli utenti.

L’avvocato purtroppo per lui, non ha avuto modo di giustificare alla corte né che Cupertino fosse a conoscenza di quanto stesse accadendo e neppure è stata ritenuta “una valida accusa per motivo irragionevolmente pericoloso“.

Insomma sembrerebbe che nonostante i microfoni della chiamata si aprissero prima che l’utente avesse dato il consenso (quindi l’interlocutore poteva ascoltare), Apple è stata comunque “graziata” e ritenuta innocente. Una giusta sentenza o no?