Facebook selezionava i giovani e li pagava in cambio di traffico sul social

Facebook Research App pagava per avere traffico

Il divario tra Facebook e Instagram sappiamo bene, che ad oggi è veramente immenso. Gli ultimi dati infatti, accennano il periodo buio del social faccia libro del fondatore Mark Zuckerberg.

L’imprenditore americano visti gli andamenti, ha così deciso di applicare una strategia che in gergo tecnico chiamiamo “Black Hat“. Quella pratica scorretta che consentirebbe di raggiungere qualsiasi risultato in maniera appunto, sleale.

Facebook viola il regolamento iOS e Android previo pagamento ai giovani

Pochi giorni fa abbiamo parlato della previsione di Aaron Greenspan, la quale sosteneva che su Facebook vi sono più utenti fake che reali. Il suo pensiero però non è poi così distaccato dalla realtà.

Infatti recentemente, il magazine TechCrunch ha dichiarato che Facebook sceglieva e contattava giovani ragazzi d’età compresa tra i tredici e i trentacinque anni, proponendo loro una gift card dal valore di $20 in cambio di un “favore”.

Nello specifico Zuckerberg chiedeva loro (dopo aver dato la ricompensa) di installare sul PC una VPN, programma che simula il traffico internet mascherando quello reale, al fine di portare più dati “utili” per marketing su Facebook.

Il programma in questione si chiama Facebook Research App ed Apple non ha perso tempo ad eliminarlo immediatamente sul suo App Store, mentre alcuni utenti dichiarano la sua attuale presenza sul Play Store Android.

Il social network però si difende così:

Sono state ignorate questioni essenziali in merito a questo programma di ricerca. Al contrario di quanto indicato dai primi report, non c’era nulla di “segreto” in merito; si chiamava letteralmente Facebook Research App. Non spiava nessuno, poiché tutte le persone che vi partecipavano avevano seguito un chiaro processo di iscrizione ed erano pagate per partecipare. Infine, meno del 5% delle persone che hanno scelto di partecipare al programma di ricerca erano adolescenti, e tutti avevano fornito il consenso dei genitori.”