La festa del gatto è anche sui social

Nel lontano 1990, un referendum indetto tra i lettori della rivista mensile “Tutto gatto” stabilì che il giorno 17 febbraio sarebbe stata da quel momento la giornata nazionale da dedicare al gatto, una delle creature più amate dall’uomo.

I motivi che determinarono la scelta furono numerosi: innanzitutto febbraio è il mese dell’Acquario, il segno degli spiriti liberi, proprio come i gatti, in secondo luogo, molti detti popolari indicavano febbraio come il mese dei gatti e delle streghe. Inoltre, in Italia il 17 è ritenuto sfortunato l’anagramma del numero romano XVII si trasforma in “VIXI”, cioè “sono vissuto” ovvero “sono morto”. Tuttavia, proprio il numero 17 può essere interpretato come “1 vita per 7 volte”, proprio come le leggendarie “7 vite” dei gatti.

Fin dai tempi più remoti, i gatti sono stati venerati ed amati. Ne sono un lampante esempio le antiche civiltà dell’Egitto, che veneravano la dea Bastet, divinità dal corpo umano e dalla testa di gatta, e consideravano i piccoli felini come esseri sacri, anch’essi da venerare e amare: quando un gatto moriva, gli umani della sua famiglia erano soliti radersi le sopracciglia in segno di lutto e chiunque uccideva – anche per sbaglio – una di queste affascinanti creature veniva subito messo a morte. Anche i Celti svolgevano cerimonie sacre alle quali partecipavano i gatti considerati il collegamento tra cielo e terra.

Tuttavia, questi piccoli felini hanno anche rischiato l’estinzione nel periodo del Medioevo, quando l’Inquisizione li considerava come creature demoniache da combattere ed uccidere a tutti i costi. Furono i contadini a preservare la specie, i quali ignoravano le dicerie della città e continuarono ad accudire i propri gatti, specialmente per le loro incredibili abilità predatorie molto utili a proteggere i raccolti dai roditori.

Nei nostri giorni i gatti sono nuovamente celebrati, ovviamente non tramite riti religiosi, ma tramite social, la nostra odierna forma di comunicazione, specialmente in Instagram e YouTube, dove i gatti hanno un successo davvero notevole. In effetti il recente detto “Internet è dei gatti” è più che veritiero.

Uno dei micioni più famosi del web è Grumpy Cat. Grumpy in inglese significa “musone” e questo nomignolo è dovuto al suo dolce faccino che sembra sempre imbronciato a causa di una disfunzione genetica. Grumpy Cat è una vera e propria star del web, con un suo profilo Instagram con oltre un milione e 200 mila followers, un suo sito internet e addirittura uno store in cui acquistare merchandise.

Altro micio famosissimo è Maru, un tondeggiante micione giapponese fissato con le scatole, non appena ne vede una ci si tuffa dentro con un atteggiamento davvero molto buffo, sembra che il suo mantra sia “se è una scatola io posso infilarmici”. Il suo canale YouTube conta oltre 550mila iscritti.

Ancora, con ben 472.021 di iscritti al canale YouTube anche i simpaticissimi gattoni Cole e Marmalade, del canale “Cole and Marmalade” possono definirsi senza false modestie delle vere webstar.

Infine, come star più importante del mondo social non poteva mancare Simon’s Cat il quale, pur essendo un personaggio di una webserie animata condivisa su YouTube, può vantare di oltre 4 milioni e 231 mila iscritti.

Grazie al mondo del Web sempre più persone si sono accorte che i gatti non sono freddi ed opportunisti come vengono descritti dai banali luoghi comuni: sono animali dolcissimi, coccoloni e molto fedeli.

Il più celebre etologo ed entomologo italiano, Giorgio Celli, nel corso di un’intervista rilasciata anni fa spiegava perfettamente il carattere del gatto: “Il gatto è neotenico, cioè resta legato alla madre ed ha bisogno della madre per tutta la vita. La sua affettività verso il padrone è una proiezione da figlio a madre, mentre invece per il cane è da subordinato a Capo. Il gatto invece vede in noi il familiare, il genitore e lo dimostra quando ci fa quella manipolazione con le unghie e fa ron-ron, che è la cosa che fa il gattino sulle tettine della madre quando è piccolo. Dopo lo fa sul padrone, quindi un gesto di richiesta di cibo che è mutato in una manifestazione affettiva, ma chiaramente il bersaglio di questa manifestazione resta, più o meno, lo stesso. Possiamo pensare che il gatto ci veda come la mamma, anche se siamo dei maschi”.

Di seguito l’ultimo episodio condiviso in occasione della festa di San Valentino: