Classifica Hacker: l’Italia è decima

Gli Hacker del Bel paese non “sfigurano” a livello mondiale

Parli di web e subito spuntano gli hacker: la sicurezza informatica è, ora come ora, un tema molto caldo. Spesso si sente parlare di piccoli malfattori mascherati, che forti della protezione che lo schermo offre loro, spargono un po’ di mine qua e la nel mondo internet, ovvero studiano specifiche strategie di raggiro a scapito di distratti internauti; altre volte, invece, si sente parlare di veri e propri esperti che riescono a mettere in ginocchio sistemi avanzati, controllati da grandi aziende o addirittura dallo Stato, con poche e semplici mosse (semplici per loro, ovviamente).

In questa pericolosa realtà, gli hacker italiani che posizione occupano? Secondo la recente classifica HackerRank, il nostro Paese si è posizionato al decimo posto a livello mondiale: risultato di tutto rispetto in questo particolare mondo informatico.

Come funziona HackerRank? Tutti gli hacker del mondo, compresi i programmatori italiani (definiamoli così), si sfidano in vere e proprie gare che puntano alla violazione di sistemi informatici o qualsiasi altra azione che vada ad intaccare la sfera della sicurezza informatica, e non solo. In base al punteggio ottenuto dalla specifica gara vengono inseriti nella lista nera del prestigio informatico.

Chi occupa il primo posto nella classifica dei migliori hacker?

Stati Uniti? No. India? Nemmeno. Anche se questi appena citati sono i Paesi con il maggior numero di programmatori, occupano rispettivamente il 28esimo e il 31esimo posto (ben al di sotto della posizione occupata dall’Italia).

La Nazione, invece, che vanta gli hacker più bravi ed esperti, capaci di mettere a tacere la concorrenza è la Cina, seguita dalla Russia.

Gli hacker con gli occhi a mandorla, infatti, sono i maestri della programmazione funzionale e matematica, mentre i Russi sono i signori indiscussi degli algoritmi che strutturano il web.

Una carriera da Hacker

La Cina è al primo posto per un semplice motivo, così come afferma lo stesso Shimi Zhang, uno dei partecipanti più forti alle gare prima citate: nel popoloso Paese manca una solida organizzazione formativa per giovani menti informatiche e, quindi, partecipare a tali gare è l’unico modo per far conoscere le proprie competenze ad un pubblico molto vasto. Una sorta di prova per far carriera come hacker. Un vero e proprio lavoro.

Molte aziende, che operano nel settore della sicurezza informatica e non solo, definiscono HackerRank come una particolare lista sulla quale scegliere un potenziale collaboratore.

Forse la carenza di lavoro in Italia ha portato i nostri hacker a cercare fortuna lavorativa in questo modo.